Sezioni Espositive

Le Collezioni

 

Nelle due sezioni espositive (antica e medievale-moderna) si possono ammirare reperti di interesse storico-artistico e archeologico, urne cinerarie, sarcofagi, sculture di pregevole fattura, ornati lapidei e arredi liturgici in metalli nobili. Tra le opere più significative vanno annoverati il ritratto di Sigilgaida Rufolo, opera del 1272 di Nicola di Bartolomeo da Foggia, e il Falconiere, sculture legate al gusto antichizzante di Federico II di Hohenstaufen già esposte con successo al Metropolitan Museum di New York e ai Reiss-Engelhorn-Museen di Mannheim. Un prezioso patrimonio che testimonia l’antica dignità episcopale delle Città e le vicissitudini che il complesso monumentale della chiesa cattedrale ha attraversato nel corso dei secoli. Una vera e propria via della memoria capace di trasmettere ancora oggi al visitatore, immerso in un silenzio odoroso d’incenso, il profondo senso religioso che ha animato le nobili famiglie ravellesi, munifiche committenti di capolavori straordinari eseguiti ad maiorem Dei gloriam.

 

The "Opera Duomo Museum", opened in 1983, is located in the ancient crypt of the basilica, covered by barrel vaults resting on granite columns, and in a room placed next to the right aisle. It preserves classical and medieval works, urns, sarcophagi, sculptures, mosaics,stone ornaments and silver artefacts, precious testimonials of Faith which inspired the aristocratic families of Ravello in the past centuries.The Museum preserves the portrait of Sigilgaida Rufolo, engraved in 1272 by Nicola di Bartolomeo da Foggia, which exalts the modernity of Frederick II of Hohenstaufen. The portrait of woman with diadem, together with the “Falconer” preserved in the Museo del Duomo, has been successfully presented to the following International Exhibitions: “Set in Stone: The Face in Medieval Sculture”, Metropolitan Museum New York, 2006 – 2007; “Exempla. The Rebirth of Antiquity in Italian Art. From Frederick II to Andrea Pisano”, Castel Sismondo - Rimini, 2008 ; “Die Staufer und Italien", Reiss-Engelhorn-Museen - Mannheim, 2010 – 2011.

 

La Collezione antica

I reperti della collezione testimoniano la presenza di patrizi e liberti romani in Costa d’Amalfi. Le urne cinerarie in marmo bianco, risalenti al I e II secolo d. C, presentano al centro la tabella epigrafica che reca il nome del defunto e, in alcuni esemplari, la consueta dedica agli Dei Mani. Al di sotto di essa il lato frontale è scolpito con serti vegetali (carnose ghirlande fitomorfe, foglie e fiori di acanto) affiancati da vari motivi figurativi (putti, teste d’ariete, aquile e delfini) che talvolta alludono all’attività condotta in vita dall’estinto. Le urne, realizzate per custodire le ceneri dell’estinto, vennero successivamente reimpiegate nelle chiese della città secondo un criterio di pratica utilità e adoperate all’ingresso delle navate come pile per l’acqua lustrale oppure nelle sagrestie come vaschette per le abluzioni. Completano il percorso un sarcofago strigilato del III secolo d.C., scolpito con un motivo ornamentale che lascia al centro del lato frontale un ovale decorato a rilievo recante una piccola croce affiancata da quattro fiori, e la lastra frontale di un altro sarcofago pagano, la cui esecuzione può essere ricondotta agli anni del principe Gallieno, figlio dell’imperatore Valeriano (253 – 268 d. C.).

 

Collezione dell'Opera

La collezione testimonia le vicissitudini che il complesso monumentale della chiesa cattedrale ha attraversato nel corso dei secoli. Accoglie perlopiù ornati lapidei provenienti da arredi marmorei non più esistenti come il ciborio, realizzato al centro del transetto nel 1279 da Matteo di Narni, su commissione del nobile Matteo Rufolo, e smembrato nel 1773 a causa delle cattive condizioni statiche. Della pregevole struttura sono conservati presso il Museo: quattro architravi (utilizzati nel corso XVIII secolo come gradini della cattedra vescovile e della cappella di San Trifone), il tondo finemente mosaicato con l’Agnus Dei (già murato in corrispondenza dell'antico fonte battesimale), l’aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni, (collocata fino al 1973 sulla lunetta del portale centrale), due capitelli, di cui uno corinzio e uno figurato, e tre colonnine. Sono altresì presenti lapidi che ornavano le numerose cappelle ormai scomparse, lastre e frammenti di cornici ornate da mosaici provenienti dall’ambone del Vangelo e un pluteo musivo che costituiva in origine la transenna dell’altare maggiore presente nella vicina chiesa di San Giovanni del Toro.

 

Tesoro del Duomo

La collezione ospita pregevoli reliquiari. Il reliquiario di Santa Barbara (sec. XIII), esposto alla Mostra Internazionale dei Tesori d’Arte dei Musei Diocesani a Roma nel dicembre 1986, è costituito da due parti ben distinte per epoca e materiale. Il volto della santa è realizzato in argento scuro, la capigliatura ornata da sette gemme è in argento dorato mentre il busto, in legno dorato e policromato, risale al secolo XVI. In una vetrina si ammirano altri tre reliquiari: il reliquiario della Santa Croce (sec. XVI), costituito da una croce in legno rivestita su entrambi i lati da lamine d’argento sbalzate e cesellate, il reliquiario di San Tommaso (sec. XV), composto da sette lamine d’argento saldate e decorate da due fasce con iscrizioni in volgare e in latino, e il reliquiario di San Lorenzo (1471) in argento dorato, che si presenta nella classica forma di ostensorio. Si conserva anche il pastorale (1744) fatto eseguire dal vescovo Biagio Chiarelli. Esso è costituito da un’asta d’argento cesellata e da un riccio a volute fogliacee contrapposte che termina con una statuina raffigurante il martirio di San Pantaleone da Nicomedia, patrono della Città, la cui reliquia del sangue è custodita nella cappella (sec. XVII) che si eleva in corrispondenza dell'abside sinistra.

 

Collezione pittorica

La collezione pittorica è allestita nella Pinacoteca d’Arte Medioevale e Moderna attigua alla navata sinistra della basilica. Custodisce una quadreria risalente ai secoli XVI - XIX, costituita da dipinti che provengono dalle cappelle non più esistenti o da chiese vicine, in cui figurano il polittico di Giovan Filippo Criscuolo e opere di Giovanni Angelo e Giovanni Antonio D'Amato.

Negli ambienti della cosiddetta “Via Tecta” sono raccolte le opere della collezione museale d’arte contemporanea che accoglie, tra l’altro, il  celebre "Giobbe" di Francesco Messina e il “Christus Patiens” di Carlo Previtali.

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